Storia
della Colonizzazione Italiana di Marte
Parte V - Lo “Stato Italiano di Marte” e il Dopoguerra –
1940-1963
Come
abbiamo visto, gli anni del fascismo avevano avuto un netto incremento
dell’emigrazione verso Marte, che offriva condizioni di vita migliori rispetto
alla Luna, e dove era più facile costruire le infrastrutture necessarie ad
ospitare un afflusso di coloni costante e a gestire il naturale aumento della
popolazione.
La
pianificazione degli insediamenti fu accurata, e vista l’esperienza delle
“città di fondazione” della bonifica pontina, si riuscì a procedere in maniera
spedita a costruire diversi nuovi insediamenti, alla cui pianificazione e
disegno architettonico contribuirono i migliori architetti attivi all’epoca
(Piacentini, Terragni, ma soprattutto Sant’Elia). Furono pianificate tre tipi
principali di insediamenti, le Città, fulcro principale delle attività
commerciali e residenziali, e in parte industriali, come Littoria, Vittoria,
Mussolinia; i Borghi, satellitari rispetto agli insediamenti principali, che,
nelle intenzioni, avrebbero ospitato le attività industriali, di trasformazione
e quelle primarie (estrattive e agricole) che il territorio consentiva, fra i
principali possiamo ricordare Borgo Piave, Borgo Isonzo, Borgo Cadorna, Borgo
Montello, e diversi altri, i cui toponimi si rifacevano ai principali
personaggi ed eventi bellici della Grande Guerra. Infine vi erano i Villaggi,
insediamenti prevalentemente rurali e dedicati all’agricoltura (con alcune
segnate eccezioni estrattive o minerarie), la cui toponomastica si rifaceva a
benefattori, industriali o alle attività che vi si svolgevano, come esempi
possiamo portare il Villaggio Pirelli, che forniva buona parte della gomma
prodotta su Marte, il Villaggio Duca degli Abruzzi, specializzato nelle
coltivazioni agricole sperimentali, i Villaggi Siderurgico (specializzato
nell’estrazione e nella lavorazione dei minerali ferrosi), Murano (produzione
di silicati e vetro), Cirio, Sada (specializzato nelle conserve a base di
carne).
Lo scoppio
della Seconda guerra mondiale è un momento fondamentale, Balbo è Governatore
delle Colonie Marzie dal 1933, ma dalla metà degli anni ’30 le sue visite sulla
terra si fanno sempre più rade. È una sorta di esilio dorato, in cui Balbo
organizza (e gestisce) la colonia come cosa sua. Rispetta, e anzi supera le
rimesse previste, e la Colonia cresce, florida, fino a raggiungere di fatto
l’indipendenza alimentare e industriale nel 1938. Di fatto Marte è totalmente
autosufficiente, anche grazie a una rete di scambi con gli insediamenti degli
altri Stati.
Nonostante Marte sia assolutamente Zona Smilitarizzata, a seguito del Trattato
di Eindhoven del 1916 e di quello, definitivo, di Ascona del 1923,
Balbo organizza le prime unità di Fanteria Spaziale, anche se tecnicamente si
trattava dei Battaglioni Celeri e Mobili del Corpo della Polizia Marziana. La
colonia sarebbe quindi in grado di fare in modo che l’ordine sia mantenuto, in
caso di sommovimenti o disturbi.
Il 10
Giugno 1940 alle ore 18:00, affacciato al balcone di Palazzo Venezia,
Mussolini, Duce del Fascismo, pronuncia le fatidiche parole:
“Un'ora segnata
dal destino batte nel cielo della nostra patria. L'ora delle decisioni
irrevocabili. La dichiarazione di guerra è già stata consegnata agli ambasciatori
di Gran Bretagna e di Francia.”
È l’ora
delle decisioni irrevocabili, di cui Balbo non sa nulla. Riceve il testo del
discorso verso le 19:00. Trasale. La notizia lo coglie di sorpresa.
S’infuria, bestemmia e mette a soqquadro il suo ufficio al Palazzo del
Governatorato. omissis, presente, riporta:
“Lo
vidi camminare lungo la parete finestrata che dava su Piazza del Littorio,
irrequieto e bestemmiante. Borbottava in continuazione frasi sconnesse,
inintelligibili. Di colpo si voltò verso di noi, quasi accorgendosi solo in
quel momento che eravamo lì, in attesa di ordini. Ci congedò con un gesto della
mano, borbottando ‘Lasciatemi solo, che devo far delle cose che non mi va di
fare’. Esitammo, e lui, quasi con stizza ci indicò la porta. Uscimmo senza
fiatare.”
Dopo una
decina di minuti richiama lo Stato Maggiore del Governatorato, e fa convocare alcuni personaggi di spicco, notabili, industriali. Invia diversi velivoli e treni speciali per
fare in modo che tutte le persone che ritiene di coinvolgere siano presenti.
La
riunione avviene a porte chiuse, e i partecipanti lasceranno ampie note nella
loro memorialistica di quello che accadde in quelle concitate ore.
Alle
21:30, ora di Roma
Italo Balbo siede alla sua scrivania nel Palazzo del Governatorato, e legge lo
scarno comunicato davanti ai microfoni e agli operatori dell’EIAR-M. Il messaggio
audio viene ritrasmesso verso la Luna e verso la terra.
“Oggi, 10
Giugno 1940, XVIII dell’era Fascista, il Duce della Nazione ha dichiarato
guerra al Regno Unito e alla Francia. Noi, Italiani di Marte, apprendiamo con
sgomento la notizia, che ci sorprende e ci stupisce. Lo stupore nasce dal fatto
che di questa notizia non eravamo stati informati, e non abbiamo avuto modo di
preparare il nostro contributo agli sforzi della Patria. Visti i trattati a cui
siamo vincolati, e che noi stessi abbiamo promosso allo scopo di garantire la
nostra sovranità su queste terre rese italianissime dagli sforzi e dai sacrifici che tutti noi
abbiamo impiegato per renderle floride e fertili, ci troviamo nella necessità
di ribadire la totale neutralità e non belligeranza di tutti gli italiani
presenti su Marte, nel rispetto delle convenzioni e degli accordi di cui noi siamo garanti. Questa
dichiarazione vuole comunque significare e avvertire qualunque potenza o stato
che abbia mire imperialistiche su Marte Italiana che noi siamo pronti, risoluti
e determinati a difendere ogni pezzo di questa terra irrevocabilmente italiana! Viva l’Italia, Viva Marte Italiana! A Noi!”
Contestualmente
invia note ai Governatori francesi, britannici, statunitensi e tedeschi, quelli
direttamente confinanti; ordina la chiusura di tutte le frontiere, e inizia il
monitoraggio di tutte le esportazioni idriche ed energetiche.
Inizia
quella fase di neutralità, non riconosciuta, che durerà fino al 25 Luglio 1943.
Le condizioni di vita nella colonia sono più che soddisfacenti, anzi, si riesce
a esportare quanto basta, sia verso i paesi neutrali, che verso le altre colonie
marziane, per poter acquistare quello che manca. Nessuna delle altre colonie
dichiarerà l’embargo,
e il commercio, per quanto condizionato dalle dinamiche dell’antagonismo e
della preservazione delle risorse interne, rimase sempre florido e attivo.
Il 25
Luglio del 1943 Balbo, per ovvi motivi, non può partecipare alla riunione del
Gran Consiglio del Fascismo, ma è stato informato e ne conosce i risvolti. La
sua presa di posizione lo ha di fatto estromesso da tutto ciò che riguarda
l’Italia. I suoi simpatizzanti sono guardati con sospetto, e lui comunque non
ha mai mancato di inviare materiali, e uomini quando le condizioni lo hanno
reso possibile.
Non appena ricevette il risultato della deliberazione del Gran Consiglio,
Balbo preparò un discorso
che fu trasmesso in audio verso la Luna e la Terra a metà mattina.
“Questa
notte, Il Gran Consiglio del Fascismo ha scritto la parola ‘Fine’ a una triste
avventura che ha rischiato di distruggere tutto ciò in cui tutti noi abbiamo
creduto. Noi, Italiani di Marte, restiamo fedeli ai principi che ci hanno
condotto qui, a coltivare e a domare questa terra, che in apparenza arida ci ha
pur dato tanti frutti. Noi, Italiani di Marte, abbiamo dichiarato la nostra non
belligeranza, la nostra neutralità rispetto alle tragedie che attanagliano la
nostra amata Madrepatria. Seppur dolenti e combattuti, abbiamo preferito
concentrarci sul nostro lavoro, abbiamo salutato con orgoglio i nostri
Volontari che hanno scelto di dare il loro contributo allo sforzo sulla Terra.
Ora però è venuto il momento di prendere una posizione che sia quella per cui
gli italiani di Marte ne traggano il maggior beneficio. Da ora, proclamo che
tutti i territori italiani di Marte formano uno Stato, autonomo e indipendente,
che avrà il nome di Stato Italiano di Marte, di cui io mi dichiaro Custode
fintantoché il Duce del Fascismo o il Re Imperatore non ne reclamino la
legittima sovranità al termine delle ostilità in corso. Per ora lo Stato
Italiano di Marte proclama e rivendicata la propria neutralità e non
belligeranza!”
Con
queste parole, pronunciate da Italo Balbo quale Governatore di Marte Italiana
ha inizio una nuova fase.
Balbo
aveva fatto bene i suoi conti. Per un motivo o per l’altro, le colonie
confinanti dipendevano dal territorio controllato dagli italiani. La Parte
tedesca, la colonia meno numerosa su Marte, dipendeva da quella Italiana per
quanto riguardava le forniture di acqua potabile, energia elettrica, ma
soprattutto per gli spazioporti.
Quella britannica aveva in comune la gestione delle risorse idriche, quindi
nessuna delle due poteva prescindere dall’altra. Quella francese e quella
statunitense avevano in comune la rete elettrica e parte di quella idrica. Era
quindi fuori discussione che una delle altre Colonie potesse mettere in atto
alcuna ritorsione senza subirne le dirette conseguenze.
Balbo
aveva inoltre istituito una forza paramilitare, denominata Polizia Marziana
Italiana, che affiancava i Reali Carabinieri
e la Regia Guardia di Finanza. Si trattava di una forza ben strutturata,
militarmente organizzata e con equipaggiamenti di primordine (era infatti
l’unica forza di Polizia presente su Marte dotata di mezzi blindati in grado di
operare al di fuori delle aree urbane o nelle loro vicinanze), ottimo
addestramento e di chiara e specchiata fedeltà. Il personale della Milizia
Marziana per la Sicurezza Nazionale, sia quello volontario che quello
“professionale” della Milizia Confinaria, Ferroviaria e della Strada fu
prontamente riorganizzato, quello volontario e quello che poteva rappresentare una
possibile minaccia alla neutralità venne “epurato” e trasferito ad altri
incarichi,
mentre il restante confluì nelle nuove specialità della Polizia Marziana
Italiana, che nel 1944 assunse la nuova denominazione di Corpo delle Polizia dello
Stato Italiano di Marte. Sia i Carabinieri che la Guardia di Finanza rimasero
Corpi separati, i Carabinieri cessarono di esistere intorno al 1947, quando gli
ultimi elementi furono congedati o fecero rientro sulla Terra, mentre la
Guardia di Finanza continuò ad esistere, mantenendo le sue funzioni, fino alle
riforme degli anni ’70, che non videro però nessuno stravolgimento nel Corpo.
Gli
anni del dopoguerra furono anni di grande fermento, anche culturale, che videro
lo Stato Italiano di Marte ospitare artisti e intellettuali che ebbero
l’opportunità di lavorare senza certi vincoli. Non si trattava di uno ambiente libero
da vincoli o controlli, anzi, la censura era presente e a volte oppressiva,
soprattutto nelle critiche ai gerarchi. Dagli anni ’50 in poi gli Stati Uniti
finanziarono ampiamente lo Stato Italiano di Marte in funzione anti-sovietica.
Ma restava uno stato sostanzialmente laico, lontano dal moralismo cattolico,
per certi versi quasi “Dannunziano”.
La
prima “costituzione”, chiamata “Legge Fondamentale dello Stato”
è del 1946, due anni anteriore alla Costituzione della Repubblica Italiana. È
un documento snello, basato sulla Costituzione di Verona e sulla Carta del
Carnaro, che delinea, a volte in maniera utopica, uno stato corporativo, autoritario,
ma in cui vengono declinati alcuni elementi di stampo chiaramente socialista.
La reale applicazione di alcune parti rimarrà puramente teorica, e i successivi
emendamenti (o meglio le revisioni che la Legge vedrà), soprattutto dagli anni
’60 in poi, la trasformeranno in maniera marcatamente tradizionalista e
conservatrice, pur mantenendo alcuni principi spiccatamente liberali.
Questo periodo, di cui parleremo più estesamente nel capitolo successivo, è
anche quello segnato dalla stagnazione economica e sociale, che erode la
ricchezza accumulata dallo Stato negli anni del dopoguerra.
Marte
Italiana esce dagli anni della guerra intatta, anzi, florida. La neutralità ha
giovato all’economia, anche quella sommersa. Si commercia con tutti, materie
prime, ma anche prodotti lavorati. Le industrie lavorano a pieno regime, e i
Villaggi agricoli sfamano non solo lo Stato, ma anche gli insediamenti
tedeschi, e le esportazioni sono costanti e pagate in valuta pregiata. Il limbo
del mancato riconoscimento internazionale non pesa, visto che la guerra ha di
fatto isolato il pianeta (e anche la Luna) dalla Terra, e le vie diplomatiche
seguono percorsi propri, dettati più dalla convenienza o dalla necessità di
sopravvivere che dagli schieramenti, politici o militari.