giovedì 11 marzo 2021

Marte Italiana, parte I

 

Storia della Colonizzazione Italiana di Marte

Parte V - Lo “Stato Italiano di Marte” e il Dopoguerra – 1940-1963

 

Come abbiamo visto, gli anni del fascismo avevano avuto un netto incremento dell’emigrazione verso Marte, che offriva condizioni di vita migliori rispetto alla Luna, e dove era più facile costruire le infrastrutture necessarie ad ospitare un afflusso di coloni costante e a gestire il naturale aumento della popolazione.

La pianificazione degli insediamenti fu accurata, e vista l’esperienza delle “città di fondazione” della bonifica pontina, si riuscì a procedere in maniera spedita a costruire diversi nuovi insediamenti, alla cui pianificazione e disegno architettonico contribuirono i migliori architetti attivi all’epoca (Piacentini, Terragni, ma soprattutto Sant’Elia). Furono pianificate tre tipi principali di insediamenti, le Città, fulcro principale delle attività commerciali e residenziali, e in parte industriali, come Littoria, Vittoria, Mussolinia; i Borghi, satellitari rispetto agli insediamenti principali, che, nelle intenzioni, avrebbero ospitato le attività industriali, di trasformazione e quelle primarie (estrattive e agricole) che il territorio consentiva, fra i principali possiamo ricordare Borgo Piave, Borgo Isonzo, Borgo Cadorna, Borgo Montello, e diversi altri, i cui toponimi si rifacevano ai principali personaggi ed eventi bellici della Grande Guerra. Infine vi erano i Villaggi, insediamenti prevalentemente rurali e dedicati all’agricoltura (con alcune segnate eccezioni estrattive o minerarie), la cui toponomastica si rifaceva a benefattori, industriali o alle attività che vi si svolgevano, come esempi possiamo portare il Villaggio Pirelli, che forniva buona parte della gomma prodotta su Marte, il Villaggio Duca degli Abruzzi, specializzato nelle coltivazioni agricole sperimentali, i Villaggi Siderurgico (specializzato nell’estrazione e nella lavorazione dei minerali ferrosi), Murano (produzione di silicati e vetro), Cirio, Sada (specializzato nelle conserve a base di carne).

Lo scoppio della Seconda guerra mondiale è un momento fondamentale, Balbo è Governatore delle Colonie Marzie dal 1933, ma dalla metà degli anni ’30 le sue visite sulla terra si fanno sempre più rade. È una sorta di esilio dorato, in cui Balbo organizza (e gestisce) la colonia come cosa sua. Rispetta, e anzi supera le rimesse previste, e la Colonia cresce, florida, fino a raggiungere di fatto l’indipendenza alimentare e industriale nel 1938. Di fatto Marte è totalmente autosufficiente, anche grazie a una rete di scambi con gli insediamenti degli altri Stati[1]. Nonostante Marte sia assolutamente Zona Smilitarizzata, a seguito del Trattato di Eindhoven del 1916 e di quello, definitivo, di Ascona del 1923[2], Balbo organizza le prime unità di Fanteria Spaziale, anche se tecnicamente si trattava dei Battaglioni Celeri e Mobili del Corpo della Polizia Marziana. La colonia sarebbe quindi in grado di fare in modo che l’ordine sia mantenuto, in caso di sommovimenti o disturbi.

Il 10 Giugno 1940 alle ore 18:00, affacciato al balcone di Palazzo Venezia, Mussolini, Duce del Fascismo, pronuncia le fatidiche parole:

 

Un'ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria. L'ora delle decisioni irrevocabili. La dichiarazione di guerra è già stata consegnata agli ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia.”

 

È l’ora delle decisioni irrevocabili, di cui Balbo non sa nulla. Riceve il testo del discorso verso le 19:00. Trasale. La notizia lo coglie di sorpresa[3]. S’infuria, bestemmia e mette a soqquadro il suo ufficio al Palazzo del Governatorato. omissis, presente, riporta:

 

“Lo vidi camminare lungo la parete finestrata che dava su Piazza del Littorio, irrequieto e bestemmiante. Borbottava in continuazione frasi sconnesse, inintelligibili. Di colpo si voltò verso di noi, quasi accorgendosi solo in quel momento che eravamo lì, in attesa di ordini. Ci congedò con un gesto della mano, borbottando ‘Lasciatemi solo, che devo far delle cose che non mi va di fare’. Esitammo, e lui, quasi con stizza ci indicò la porta. Uscimmo senza fiatare.”

 

Dopo una decina di minuti richiama lo Stato Maggiore del Governatorato, e fa convocare alcuni personaggi di spicco, notabili, industriali. Invia diversi velivoli e treni speciali per fare in modo che tutte le persone che ritiene di coinvolgere siano presenti.

La riunione avviene a porte chiuse, e i partecipanti lasceranno ampie note nella loro memorialistica di quello che accadde in quelle concitate ore.

Alle 21:30, ora di Roma[4] Italo Balbo siede alla sua scrivania nel Palazzo del Governatorato, e legge lo scarno comunicato davanti ai microfoni e agli operatori dell’EIAR-M. Il messaggio audio viene ritrasmesso verso la Luna e verso la terra.

 

Oggi, 10 Giugno 1940, XVIII dell’era Fascista, il Duce della Nazione ha dichiarato guerra al Regno Unito e alla Francia. Noi, Italiani di Marte, apprendiamo con sgomento la notizia, che ci sorprende e ci stupisce. Lo stupore nasce dal fatto che di questa notizia non eravamo stati informati, e non abbiamo avuto modo di preparare il nostro contributo agli sforzi della Patria. Visti i trattati a cui siamo vincolati, e che noi stessi abbiamo promosso allo scopo di garantire la nostra sovranità su queste terre rese italianissime dagli sforzi e dai sacrifici che tutti noi abbiamo impiegato per renderle floride e fertili, ci troviamo nella necessità di ribadire la totale neutralità e non belligeranza di tutti gli italiani presenti su Marte, nel rispetto delle convenzioni e degli accordi di cui noi siamo garanti. Questa dichiarazione vuole comunque significare e avvertire qualunque potenza o stato che abbia mire imperialistiche su Marte Italiana che noi siamo pronti, risoluti e determinati a difendere ogni pezzo di questa terra irrevocabilmente italiana! Viva l’Italia, Viva Marte Italiana! A Noi!”

 

Contestualmente invia note ai Governatori francesi, britannici, statunitensi e tedeschi, quelli direttamente confinanti; ordina la chiusura di tutte le frontiere, e inizia il monitoraggio di tutte le esportazioni idriche ed energetiche.

Inizia quella fase di neutralità, non riconosciuta, che durerà fino al 25 Luglio 1943. Le condizioni di vita nella colonia sono più che soddisfacenti, anzi, si riesce a esportare quanto basta, sia verso i paesi neutrali, che verso le altre colonie marziane, per poter acquistare quello che manca. Nessuna delle altre colonie dichiarerà l’embargo[5], e il commercio, per quanto condizionato dalle dinamiche dell’antagonismo e della preservazione delle risorse interne, rimase sempre florido e attivo.

Il 25 Luglio del 1943 Balbo, per ovvi motivi, non può partecipare alla riunione del Gran Consiglio del Fascismo, ma è stato informato e ne conosce i risvolti. La sua presa di posizione lo ha di fatto estromesso da tutto ciò che riguarda l’Italia. I suoi simpatizzanti sono guardati con sospetto, e lui comunque non ha mai mancato di inviare materiali, e uomini quando le condizioni lo hanno reso possibile[6]. Non appena ricevette il risultato della deliberazione del Gran Consiglio[7], Balbo preparò un discorso[8] che fu trasmesso in audio verso la Luna e la Terra a metà mattina[9].

 

“Questa notte, Il Gran Consiglio del Fascismo ha scritto la parola ‘Fine’ a una triste avventura che ha rischiato di distruggere tutto ciò in cui tutti noi abbiamo creduto. Noi, Italiani di Marte, restiamo fedeli ai principi che ci hanno condotto qui, a coltivare e a domare questa terra, che in apparenza arida ci ha pur dato tanti frutti. Noi, Italiani di Marte, abbiamo dichiarato la nostra non belligeranza, la nostra neutralità rispetto alle tragedie che attanagliano la nostra amata Madrepatria. Seppur dolenti e combattuti, abbiamo preferito concentrarci sul nostro lavoro, abbiamo salutato con orgoglio i nostri Volontari che hanno scelto di dare il loro contributo allo sforzo sulla Terra. Ora però è venuto il momento di prendere una posizione che sia quella per cui gli italiani di Marte ne traggano il maggior beneficio. Da ora, proclamo che tutti i territori italiani di Marte formano uno Stato, autonomo e indipendente, che avrà il nome di Stato Italiano di Marte, di cui io mi dichiaro Custode fintantoché il Duce del Fascismo o il Re Imperatore non ne reclamino la legittima sovranità al termine delle ostilità in corso. Per ora lo Stato Italiano di Marte proclama e rivendicata la propria neutralità e non belligeranza!”

 

Con queste parole, pronunciate da Italo Balbo quale Governatore di Marte Italiana ha inizio una nuova fase.

 

Balbo aveva fatto bene i suoi conti. Per un motivo o per l’altro, le colonie confinanti dipendevano dal territorio controllato dagli italiani. La Parte tedesca, la colonia meno numerosa su Marte, dipendeva da quella Italiana per quanto riguardava le forniture di acqua potabile, energia elettrica, ma soprattutto per gli spazioporti[10]. Quella britannica aveva in comune la gestione delle risorse idriche, quindi nessuna delle due poteva prescindere dall’altra. Quella francese e quella statunitense avevano in comune la rete elettrica e parte di quella idrica. Era quindi fuori discussione che una delle altre Colonie potesse mettere in atto alcuna ritorsione senza subirne le dirette conseguenze.

Balbo aveva inoltre istituito una forza paramilitare, denominata Polizia Marziana Italiana, che affiancava i Reali Carabinieri[11] e la Regia Guardia di Finanza. Si trattava di una forza ben strutturata, militarmente organizzata e con equipaggiamenti di primordine (era infatti l’unica forza di Polizia presente su Marte dotata di mezzi blindati in grado di operare al di fuori delle aree urbane o nelle loro vicinanze), ottimo addestramento e di chiara e specchiata fedeltà. Il personale della Milizia Marziana per la Sicurezza Nazionale, sia quello volontario che quello “professionale” della Milizia Confinaria, Ferroviaria e della Strada fu prontamente riorganizzato, quello volontario e quello che poteva rappresentare una possibile minaccia alla neutralità venne “epurato” e trasferito ad altri incarichi[12], mentre il restante confluì nelle nuove specialità della Polizia Marziana Italiana, che nel 1944 assunse la nuova denominazione di Corpo delle Polizia dello Stato Italiano di Marte. Sia i Carabinieri che la Guardia di Finanza rimasero Corpi separati, i Carabinieri cessarono di esistere intorno al 1947, quando gli ultimi elementi furono congedati o fecero rientro sulla Terra, mentre la Guardia di Finanza continuò ad esistere, mantenendo le sue funzioni, fino alle riforme degli anni ’70, che non videro però nessuno stravolgimento nel Corpo.

Gli anni del dopoguerra furono anni di grande fermento, anche culturale, che videro lo Stato Italiano di Marte ospitare artisti e intellettuali che ebbero l’opportunità di lavorare senza certi vincoli. Non si trattava di uno ambiente libero da vincoli o controlli, anzi, la censura era presente e a volte oppressiva, soprattutto nelle critiche ai gerarchi. Dagli anni ’50 in poi gli Stati Uniti finanziarono ampiamente lo Stato Italiano di Marte in funzione anti-sovietica. Ma restava uno stato sostanzialmente laico, lontano dal moralismo cattolico, per certi versi quasi “Dannunziano”.

La prima “costituzione”, chiamata “Legge Fondamentale dello Stato”[13] è del 1946, due anni anteriore alla Costituzione della Repubblica Italiana. È un documento snello, basato sulla Costituzione di Verona e sulla Carta del Carnaro, che delinea, a volte in maniera utopica, uno stato corporativo, autoritario, ma in cui vengono declinati alcuni elementi di stampo chiaramente socialista. La reale applicazione di alcune parti rimarrà puramente teorica, e i successivi emendamenti (o meglio le revisioni che la Legge vedrà), soprattutto dagli anni ’60 in poi, la trasformeranno in maniera marcatamente tradizionalista e conservatrice, pur mantenendo alcuni principi spiccatamente liberali[14]. Questo periodo, di cui parleremo più estesamente nel capitolo successivo, è anche quello segnato dalla stagnazione economica e sociale, che erode la ricchezza accumulata dallo Stato negli anni del dopoguerra.

Marte Italiana esce dagli anni della guerra intatta, anzi, florida. La neutralità ha giovato all’economia, anche quella sommersa. Si commercia con tutti, materie prime, ma anche prodotti lavorati. Le industrie lavorano a pieno regime, e i Villaggi agricoli sfamano non solo lo Stato, ma anche gli insediamenti tedeschi, e le esportazioni sono costanti e pagate in valuta pregiata. Il limbo del mancato riconoscimento internazionale non pesa, visto che la guerra ha di fatto isolato il pianeta (e anche la Luna) dalla Terra, e le vie diplomatiche seguono percorsi propri, dettati più dalla convenienza o dalla necessità di sopravvivere che dagli schieramenti, politici o militari.



[1] In particolare, gli insediamenti degli Stati Uniti dipendevano dal commercio con gli insediamenti italiani per buona parte della produzione alimentare e di materiali lavorati.

[2] Dopo i fatti del 1915 e 1916, la smilitarizzazione dello spazio fu rispettata da tutte le nazioni.

[3] Mussolini decise di non avvisare Balbo e Graziani, Governatore della Luna, temendo, a ragione, che le comunicazioni potessero essere intercettate.

[4] L’ora di Roma era quella usata per le Comunicazioni Ufficiali in tutti gli insediamenti.

[5] Il Trattato di Ascona vieta esplicitamente l’embargo verso i beni di prima necessità fra le colonie. Gli eventi del 1915 avevano lasciato un segno tale per cui nessun paese era disposto a far si che si ripetesse una situazione simile.

[6] Il trattato di Ascona prevedeva che le varie Colonie potessero inviare e ricevere spedizioni di materiali (sia prodotti finiti che materie grezze, ma anche personale, civile, amministrativo e militare).

[7] Lo scioglimento della riunione avviene alle 02:40 del 25 Luglio, la conferma della notizia arrivò a Balbo verso le 04:00.

[8] Il testo fu inviato alle rappresentanze diplomatiche su parte intorno alle 08:00, e ritrasmesso verso la Luna e la Terra poco dopo.

[9] Il discorso, registrato, fu trasmesso dopo le 10:00

[10] Gli spazioporti tedeschi, per quanto fra i più moderni su Marte, non garantivano superficie idonee alla discesa dei veicoli commerciali sul lungo periodo, e a esclusione di quello di Humboldtstadt, erano inoltre privi delle strutture idonee a gestire passeggeri e merci in volumi commerciali.

[11] Per quanto facenti parti del Regio Esercito, i Carabinieri erano considerati una Gendarmeria, e quindi ammessa dal trattato di Ascona.

[12] Sull’epurazione, si vedano i vari saggi di in bibliografia.

[13] Nella scelta di chiamare questa carta Legge Fondamentale e non Costituzione, e anche la scelta del nome, “Stato Italiano di Marte”, richiama l’affinità con il regime franchista, che era un punto di riferimento per la maggior parte dei vertici dello Stato.

[14] In particolari le leggi sul matrimonio, il divorzio, e la tacita tolleranza verso l’aborto, facevano dello Stato Italiano di Marte uno dei più moderni per quanto riguarda il diritto di famiglia.

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